Tanti artisti se lo sono chiesto e con le loro opere hanno tentato di dare una risposta.
Joan Miró nel 1940 realizza una serie di disegni su carta dal titolo Costellazioni. Sono tracce di visioni, geniali composizioni ad acquarello in cui le forme e i colori giocano a ricreare atmosfere notturne ricche di suggestioni. Non sono immagini con un soggetto chiaro: le linee compongono infatti figure che sembrano essere animali, pesci, uccelli o altro ancora, ma non si sa. I pochi colori utilizzati (rosso, bianco, nero e blu) sono più che mai vivi e accesi, quasi ad illuminare il buio della notte.

C’è un’opera tra queste eseguite da Miró che trovo fantastica e s’intitola Figure di notte guidate da tracce fosforescenti di lumache. Mi colpisce per due motivi.

Il primo: il colore blu dello sfondo è un tuffo nei secoli. È un blu oltremare steso ad acquerello senza paura di essere imperfetto, non uniforme e preciso, anzi: dalle sue velature trapelano spazi di luminosità che lo rendono quasi vivo, un vero cielo stellato. È un blu oltremare che tanto ricorda gli affreschi di Giotto, primo grande artista della storia dell’arte a usare grandemente questo prezioso pigmento proveniente dall’Oriente. È poi un blu che ricorda i cieli stellati dei mosaici ravennati, le vetrate delle cattedrali gotiche e gli intensi ritratti scavati fatti da Picasso nel suo “periodo blu”.

Miró dipinge quest’opera in tempo di guerra, rifugiandosi nell’arte e nella musica per sfuggire al rumore degli attacchi e del dolore provato. Osa immaginare, osa concentrare la sua attenzione altrove, dipingendo in modo libero e spontaneo le sue emozioni notturne, tanto irreali quanto sensibili.

Da bambino Joan amava passare intere ore a guardare il cielo con il telescopio, insieme al papà. Ora che bambino non è più e forse nel suo cielo ci sono più scintille di armi da fuoco che stelle, il suo sguardo resta fisso a ciò che sa condurre altrove e porta al di là del tempo, dello spazio, del male e del dolore: è la forza della pittura. E lo fa con un colore che nel suo nome ha racchiuso non solo la provenienza orientale ma anche il senso dell’andare oltre: BLU OLTREMARE, per l’appunto.

Joan MirÓ, Figure di notte guidate da tracce fosforescenti di lumache, acquerello e gouache su carta, 38x45 cm, 1940.